
Una volta volare era diverso. Prima dell’11 settembre. Prima delle compagnie low-cost. Prima.
Quando la filosofia del meglio un aereo pieno di gente che paga che un aereo mezzo vuoto di gente che paga tanto non era ancora arrivata. Quando i biglietti si compravano all’agenzia. Quando le compagnie erano poche e fidelizatissime. Quando c’erano ancora le compagnie di bandiera. Quando a bordo ti servivano il pranzo. Quando i piloti erano un’elité coi capelli al vento, pancia in dentro e petto in fuori e volare era ancora un rito – ordinario – per pochissimi – anche loro eletti.
Quando c’era ancora tutto questo, lei c’era: la Pan American World Airways; la Pan Am.
Lei, alta bianca e azzurra volava veramente – sopra tutti.
Fondata nel 1927 ha incarnato il ruolo di compagnia di bandiera americana per decenni. Ruolo che nessuno le aveva dato, la confederazione dei federali non aveva neanche un centesimo nella Pan Am, quel ruolo lei se l’era presa da sola, regina incontrastata dei cieli.
Compagnia di riferimento mondiale dal dopo guerra fino all’inizio degli anni settanta; era l’ambizione di ogni bambino che voleva fare il pilota o bambina che aspirava ad esser hostess.
Le cose purtroppo a un certo punto cambiarono; lei, rigida e grande come un 747 non riuscì ad adattarsi ai nuovi scenari che si aprirono dopo la crisi petrolifera del 1973. In quel nuovo mondo aeronautico molto più nazional-popolare, lei, la regina, non riuscì a trovare il suo posto. Sbagliò più volte le rotte su cui puntare, mai decisa, non ebbe coraggio, cercò di innovare alcune cose senza però discostarsi troppo dalle classiche rotte che le avevano reso gloria. Non riuscì così a conquistare i nuovi mercati e si ritrovò abbandonata dai suoi vecchi clienti che nella confusione di quelle piccole modifiche preferirono qualcosa di totalmente nuovo rispetto a qualcosa in cui non si riconoscevano più. L’agonia durò vent’anni, tanti ce ne vollero per uccidere completamente la regina, che nel 1991 chiuse in bancarotta vendendo tutto: matite, borse, poltrone e aerei (le poltrone si trovano ancora su eBay, qui).
Diciamo che alla regina andò a finire un pò come sarebbe andata a finire all’Alitalia se non fosse stata in Italia. Che la Pan Am era come l’Alitalia in Italia, il simbolo dell’aviazione civile, ma la lasciarono fallire, affondare, perchè is the business, baby. I cinici americani senza cuore, nonostante tutto, mi sa che ebbero ragione. Don’t you make profit? Why the hell have you to stay on the market? The market make the rules. I cinici americani.
Povera Italia, uccisa dalla DC.








2 commenti ↓
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Jacopo
Mar/3 15:01bravissimo! Sai che era da un po di tempo che stavo pensando anc’io ad un post sulla pan-am? mi ero anche informato per rilevare il marchio (adesso appartiene ad una piccola società), secondo me ha ancora potenzialità enormi.
Sono d’accordissimo anche sulla differenza tra volare un tempo e volare adesso. anche se non sono esattamente un vecchio qualche differenza la noto anch’io con 15 anni fa.
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Edoardo
Mar/3 16:56E allora c’è qualcuno che si accorge del mio ritorno a scrivere post più lunghi, sensati ed intervallati. Grazie.
Eddaie, scrivi: