Un post serio tardo-adolescenziale

7thNov. × ’07

Essendo nell’età in cui ti ritrovi a sbattere contro un muro e decidere cosa fare per campare mi sento normalmente confuso e con un futuro incerto. Ed è normale. Sarebbe anormale se non fosse così, a 17 anni appena compiuti.

Da piccolo volevo fare il giornalista, cioè è come qualcosa che ho sempre voluto fare il giornalista, fino a circa quattro anni fa alla domanda E tu che vuoi fare da grande? la risposta sarebbe stata chiara: Il giornalista. Volevo pure andare al Classico per fare il giornalista (poi mio padre mi disse Puoi fare il giornalista anche facendo lo Scientifico, tanti eccellenti giornalisti hanno fatto lo Scientifico, ma pochissimi bravi commercialisti hanno fatto il Classico e ancora lo ringrazio). Comunque anche quando sono entrato allo Scientifico continuavo a vedermi giornalista. Perchè leggevo tanta roba seria, tutti mi dicevano che sapevo scrivere bene, avevo una buona dialettica e un grande lessico, già ascoltavo Dispenser e avevo vinto sfilze di concorsi seri con cose che sapevo fatte di mio pugno (mica dalla maestrina).

Quando mi chiesero C’è Spadaro, tu ci vuoi andare veramente nella A? io risposi categoricamente Sì, io volevo andare al Classico, e lo dissi senza presentuosità, ma con certezza e sicurezza dei miei mezzi. Poi ci entro in quella classe, lo vedo questo fantomatico Spadaro, e mi fa subito una simpatia unica, diventa come un mio idolo, lo gurdo con ammirazione (Non l’ho mai detto a nessuno, per fortuna). Nei primi test d’entrata di italiano prendo voti abbastanza alti - ricordo ancora un 8 in un test di lessico e un altro voto alto che non ricordo su un test più generalista.

Comunque passano i mesi e io - ammetto, con tanta presuntuosità - penso che si può andare avanti studicchiando come alle medie, e a dicembre avevo una media del 3.44 di latino. Tuttavia a giugno esco con un 6 di latino e un 7 di italiano. Non mi scoraggio, so di essere nella classe punta di diamante della scuola (ci ha sempre definiti così) e vedo che pochissimi nei temi prendono voti superiori ai miei. Col tempo però mi sminuisco, umilmente mi autoetichetto con i voti che ricevo, e devo dire che non erano gran numeroni, perchè per mia sfortuna i voti non li ho mai guardati più di tanto. In pochissimo (forse un mese) mi tolgo dalla testa l’idea di fare il giornalista, la nascondo, la seppellisco, ho paura che se qualcuno la scorga ridacchi.

Il secondo passa così così, poi arriva il terzo e arrivano i 4 nei temi di italiano. Una sfilza di 4 in temi di italiano. Scrivo senza idee, prigioniero della traccia, attorcigliandomi pietosamente su me stesso senza concludere niente. Naturalmente continuo a non studiare, oramai ci avevo preso il vizio, posso stare ore a leggere cose di ogni tipo ma se il mio cervello capiva che era roba scolastica, in un sub-conscio, senza volerlo, si distraeva e non riusciva a concetrarsi. E’ una cosa veramente idiota ma pure incontrollabile. Forse mi dovrei fare curare. Forse no.

Abbandonato quindi il giornalismo mi do due alternative, o iscriversi in Economia o in Architettura. Perchè come molte volte in questi casi sai solo quello che non vuoi fare. Non voglio ambire al posto fisso o essere dipendente in nessun modo, e non perchè mi secchi dipendere da qualcuno - un pò sì ma non è solo quello - ma perchè non mi sentirei artefice di me stesso. Voglio un lavoro che posso fare con passione. Che mi appassioni. E fare l’architetto o qualunque cosa legata all’economia mi appassiona e mi dà l’oppurtunità di essere artefice di me stesso. Solo che in Sicilia lavoro per architetti ce n’è veramente poco quindi si ci è diretti per l’economia. Qualcosa tipo il lavoro di mio padre (commercialista) o esperto di fiscalità internazionale che guadagna un sacco di soldi, sarà pure cinico e stronzo ma è bello e appassionante.  Tutto questo fino a poco prima di arrivare in Inghilterra. Perchè arrivato in Inghilterra mi sono confrontato con i ragazzi del luogo e mi sono scontrato con una cultura del lavoro e più che altro del futuro completamente diversa da quella italiana, e soprattutto da quella siciliana. In Sicilia, l’università è un deposito, tutti vanno all’università, molte volte fuori sede. Perchè fa figo. Seriamente. Il padre può dire mia figlia e all’università a Bologna. O comunque all’università, usciti dal liceo non si ci pensa neanche all’oppurtinità di fare qualcosa senza passare dall’università, sembra quasi un offesa Noo, … mio figlio è all’università o Perchè credi che non ne sono capace?.

In Inghilterra invece chi ha intenzione di andare all’università o chi non ce l’ha perchè vuole fare qualcos’altro è sullo stesso piano. Avendo una tradizione economica industriale molto più antica della nostra è comune, in puro stile americano, aprire un my own business. Avere un’idea. Se lo dici in Sicilia che hai un’idea, che ti vuoi aprire qualcosa uscito dal liceo senza passare per l’università, ti ridono in faccia. Non si può fare. Non ce la puoi fare. Ti stai sopravvalutando. Invece in Inghilterra Si può fare. E non perchè un qualsiasi business avrebbe qui più possibilità di successo che in Sicilia, semplicemente perchè qua lo Stato, la burocrazia e soprattutto la sub-cultura sociale accetta ed esalta l’intraprendenza imprenditoriale. Qua Si può fare. Per questo io allo stato attuale, finito il liceo, me ne andrei un anno in California ad imparare il mestiere e poi mi aprirei in Sicilia un my own business. Di magliette, con artisti da tutto il mondo trovati su MySpace o che comunque comunicano dal web. Una nuova idea, produrre magliette come le case produttrici producono musica. 

Perchè se qua si può fare, si può fare anche là.

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