
Alcuni la chiamano musica partenopea, ma io la chiamo musica napoletana, la chiamo per nome. I più grandi cantautori napoletani sono capaci di riempire un San Paolo completo di supercapienza di gente che oscilla con le lacrime agli occhi. Poi c’è Pino Mauro, che era sicuramente - e forse nonostante tutto è - il più ascoltato nelle carceri napoletane. Perchè c’era una radio in cui praticamente passava solo Pino Mauro ed era la più ascoltata nelle carceri. Perchè quando non puoi rispondere al cellulare e non puoi ricevere lettere nè telegrammi comunicare è difficile e l’FM ti viene incontro. La camorra aveva quindi messo su una radio che mandava canzoni napoletane in continuazione che non erano altro che messaggi in codice per chi era in carcere o per chi magari non lo era ma non voleva - poteva - rispondere al cellulare. Il tutto si è concluso con una retata che ha portato all’arresto 54 persone collegati al clan Birra, che è in guerra con il clan Ascione dal 2003. Per ora hanno causato la morte di 18 persone nella sola città di Napoli.
E comunque c’è quel Pino Mauro che a lui il gangsta rap gli fa una pippa, ha recitato in tre film negli anni settanta dai titoli che non lasciano nulla all’immaginazione: Attenti a quei due napoletani, I guappi non si toccano, I figli non si toccano e Onore e guapparia. Anche i titoli dei suoi singoli più famosi sono già tutto un programma: L’onorata società, Turmiento ‘e carcerato o ‘A mafia.
E via così.