
Tre ragazzi feriti, due auto dei carabinieri danneggiate, un militare contuso. Questo il bilancio della notte di paura vissuta al termine di un concerto della Banda Bassotti nel parco di Villa Ada, a Roma. Una spedizione punitiva, compiuta da militanti - circa 150, raccontano i testimoni - del movimento di estrema destra “Forza Nuova”, che si sono presentati in colonna gridando “Duce! Duce!”, con i volti coperti da caschi, armati di bastoni, catene e coltelli.
A raccontare la dinamica dell’accaduto, a Repubblica Tv, è Luca Bracci, direttore artistico di “Roma incontra il mondo”, manifestazione dell’Estate Romana nell’ambito della quale si è esibita la Banda Bassotti. “Il concerto era finito, quattrocento persone se n’erano già andate, quando mi hanno chiamato i membri della band, che stavano salendo in macchina su via Salaria. Mi hanno detto che stava arrivando una colonna di fascisti, alcuni con il coltello in mano”.”Ci siamo sbrigati, siamo riusciti appena in tempo a chiudere il cancello interno - spiega Bracci - ma quelli, arrivati all’ingresso, hanno cominciato a lanciare petardi e bombe carta, inneggiando al Duce e gridando slogan fascisti. All’interno si è creato il panico, l’area non è grande, c’erano ancora circa mille persone”.Poi, i fascisti si sono allontanati, i cancelli sono stati riaperti e qualcuno ha iniziato a uscire. A quel punto gli aggressori sono passati all’attacco, che è andato avanti per almeno mezzora. I carabinieri sono intervenuti immediatamente ma hanno faticato per riportare la calma. “Erano agguerriti, è chiaro - spiega ancora Bracci - che si è trattato di un’aggressione organizzata, in una zona dove sono presenti numerosi covi di estrema destra: già in passato sono comparse scritte antisemite sui negozi di Viale Libia e Viale Somalia”.
La manifestazione “Roma incontra il mondo” è iniziata da dieci giorni, “e già tre volte - racconta l’organizzatore - erano state gravemente danneggiate le macchine degli spettatori, vetri rotti, gomme bucate. tant’è vero che proprio ieri sera erano venuti due ispettori della polizia per cercare di capire come mettere riparo alla situazione. Poi, visto che era tutto tranquillo, verso mezzanotte se n’erano andati”.
Scopa, il chitarrista della Banda Bassotti, è convinto che l’obiettivo fosse proprio la band: “Sapevamo di venire in una zona un po’ a rischio, per questo siamo usciti velocemente. Gli aggressori cercavano noi, speciificamente. Perché con la nostra musica teniamo alta la cultura antifascista”, ha detto ai microfoni di BBS Popolare Network.
Questo era il fatto, e credo che non ci sia niente da aggiungere. Il guaio è che questo non è un caso isolato, è la norma. Sembrano pochi, perchè i media non ne parlano, ma sono tantissimi. Anche io, ragazzetto di provincia, un tempo pensavo fossero pochi, ma soprattutto pensavo fossero innocui. Qui, in provincia i fascisti veri neanche esistono, c’è qualcuno che si definisce fascista e ha la croce celtica come sfondo sul cellulare ma senza neanche sapere cosa significa quel coso nero sullo schermino. Pensavo fossero così, ma un giorno ho cambiato idea.
Essendo stato eletto rappresentante della mia scuola alla consulta provinciale un giorno non meglio precisato di novembre arriva la convocazione per la prima assemblea provinciale (CT), da bravo vado alla stazione a prendere il mio bel trenino e già sul vagone noto che c’è altra gente che sta andando nello stesso posto, si sentono frasi come “ah ni finiu comu l’ebbrei, supra u trenu ammassati… addiri à!”. Me ne fotto e mi siedo in un siedolino del corridorio del vagone. Arrivato nel parcheggio del palazzo provinciale dove si sarebbe tenuta l’assemblea vedo squadriglie di ragazzi con teste rasate, anfibi neri, bomber neri e croci celtiche sui caschi. Mi guardo attorno e vedo che sono quasi tutti così, e vedo che hanno anche il fascio e scudetto dell’Italia cucito sul bomber all’altezza dell’avambraccio. Nella mia testa ritornano tanti spezzoni di film, e mi dico: “cazzo, allora esistono davvero”, non faccio in tempo a pensarlo che sento uno di loro che racconta con orgoglio:”oh, una volta ho visto un rasta e gli ho dato di brutto, menomale che tengo sempre una spranga nella macchina, ora ci pensa due volte prima di uscire di casa in quel modo, se ci pensa”. Vedo che però non sono tutti così, ci sono anche dei gruppetti di figli di papà che però non disdegnano a fare comunella con i fasci. Poi ho visto Boris e mi sono attaccato a lui, che subito senza neanche conoscermi mi disse:”attento amico, l’Italia è nera”. Questo vuole essere un grido d’allarme. Non restiamo indefferenti, sono sempre di più e sempre meglio organizzati, e soprattutto ricordiamo i milioni di italiani uccisi nel nome del fascismo, qui si rischia di compiere gli stessi errori del passato.








Solo un commento ↓
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ignipott
Lug/2 06:40… il tuo blog è stato immediatamente recensito… ciao e continua a sicilianizzare il mondo… in bocca al lupo…
Eddaie, scrivi: